♩♬♫ brava brava Mariarosa, ogni cosa sai far tu ♫♬♩

I miei primissimi ricordi culinari sono legati a mia nonna, instancabile donna nella cui cucina sono cresciuta tra farina e uova, olio e marmellate.
Una nonna che a mezzogiorno, puntuale come la sigla de “Il pranzo è servito”, si metteva ad impastare tagliatelle all’uovo o gnocchi per il pranzo. Che ogni pomeriggio sfornava ciambelloni, biscotti, torte e budini – puntuale come la sigla di “Agenzia matrimoniale” con Marta Flavi ed il fonatissimo maestro Alessandro Alessandro – per la merenda dei nipoti.
Lei cucinava ed io sfogliavo il suo ricettario Bertolini, prima ancora di imparare a leggere, catturata dalle immagini di quella bambina con le trecce bionde e le guance rubiconde che faceva la spesa, raccoglieva le uova, mungeva le mucche ed impastava in punta di piedi su una sedia verde. Volevo fare anch’io tutte quelle cose e la nonna mi assecondava, dandomi sempre un pezzetto di pasta con cui giocare, una patata da pelare, un uovo da rompere.
La mucca no, quella non ce l’avevamo.
Per qualche anno ho costretto genitori e parenti tutti a mandar giù immangiabili mattoncini al cioccolato made in Dolce Forno Harbert finchè mia madre, ormai disperata, mi ha dato il permesso di avvicinarmi ai fornelli.
Da lì alla prima frittata – con le cipolle, già da bambina avevo gusti decisi – il passo è stato breve: ho iniziato a cucinare “sul serio” e non ho mai smesso.

Perché questo blog? Presto detto: mito a diventare ricca e famosa, così Gordon Ramsay mi noterà e vivremo per sempre felici e contenti, tirandoci insulti e coltellate nella dispensa di Hell’s Kitchen!

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